Avventure Letterarie
"Non mi amo!"

Pensieri grumi andavano e venivano compromettendo la fluidità
del sonno ( il rimestarli non portava nulla, passata l' ora ). Mettici
un trapestìo sospetto dietro l' uscio. S' alzò.
Oltre il grandangolo dello spioncino c' era un nasone attaccato ad
un omino.Era il vicino del secondo piano, in pigiama con un lumino
in mano. Gli aprì.
L' omino, con la faccia seria, gli fece segno di tacere e andare ( così
in pigiama! ).Andarono.
S' inerpicarono piano dopo piano con la luce che salendo si attenuava.
Poi le scale divennero più ripide, i pianerottoli sempre più ridotti
( ormai dei piani s 'era perso il conto ). Le porte diminuirono in
altezza e alla fine degli ultimi gradini ce n' era una giusta per l' omino.
Lu , con una riverenza, entrò nel fuori.
Spirali d' aria ruzzano fra i tetti.
Rade le gocce.
Buio
L' omino si muoveva come un gatto nei passaggi fra i comignoli e le
antenne.Camminando sul braccio di una gru, giunsero in cima a un
serbatoio pensile( da qui, per una scala arrugginita, ad un' altana sopra
ad una cupola).
C' era una botola. Ormai pioveva forte.
C' era in fondo alla stanza il signor Prik. L' omino, scendendo era
sparito.Il signor Prik fingeva di dormire. Sbadigliando s' alzò dalla
poltrona. Sorridendo scostò una tenda nera. Dietro c' era un locale,
un bar notturno, con le bottiglie e i tavoli allineati. Da una vetrata si
vedeva il mare e dentro al mare briciole di luna.
Ora ronza ora tace; 
la penombra non piace
a un moscone vorace.
Schiudo appena le ante:
non ci mette un istante
a trovare l' Estate.
Ad averci un bambino a questo punto sarebbe stato, con la passione
ordinata condivisa, senza vampe improvvise e crepitii, vento fra l' erba.
Una creatura bianca di penombra, nostra, piccola e quieta da
smarrirci il sonno. Sarei tornato a letto raccontando , prendendoti il
viso fra le mani, che il piccino nel buio si bastava, che sorrideva
dormendo.
Preferisco

Che niente v'è di nuovo sotto il sole
raccontalo alla pena che mi prende
se ti spogli
e ti rivesti di verde.
Si divideva, il grosso maggiolino, fra luce del lampione e verdi foglie.
" Com' è triste il dopo cena
se non sogni più Milena!
Se con Slent non vuoi ballare,
per distrarti puoi cantare... "
Embhè? Se pensate che sia il solito sogno in cui il signor Prik
canta e il ragno Slent balla, sentite il seguito:
"Puoi stonar senza temere
col marrone scarpe nere
e del ritmo sia la soma
caricata su un automa..."
E qui compare un omino, un negretto
meccanico che scuote la testa qua e là picchiando con
due grosse mazze su una cassa...Simpatico? E' da venerdì
scorso che appena chiudo gli occhi salta fuori e comincia
a rompere i timpani. Un incubo.