Le sette ed era ancora buio. Si scatenava un temporale estivo.
Saette e tuoni.Nell'arco di due ore era spiovuto.Il sole latitava,
ma era chiaro. L' omino inforcò la bicicletta. La stradina del fiume
era fangosa. SSSScccccc..facevano le ruote.
C' era un odore buono, di fieno fresco. Era pieno di uccelli.
Fra l'erba zampettavano. Nelle pozzanghere, in specie i merli, ci
sguazzavano. Sembravan lieti. Si scostavano, di malavoglia,
schiamazzando. Dietro la curva, che nasconde il ponte, c' era un corvo.
Stava in mezzo al sentiero. Grande come l' omino. Reggeva una zucca
gialla con il becco. L' omino non potendo più avanzare, si fermò.
Oscillava, il corvo, spostando il peso da una zampa all' altra, fermo
sul posto. Posò la zucca. Fece un discorso, con la sua voce roca,
lungo, terminandolo con una macabra risata. L' omino scese dalla bici,
stando attento a non sporcarsi i piedi. Si tolse la cravatta con
l' elastico, composto si schiarì la voce. Improvvisò su un' aria
mozartiana. Niente di che, ma il corvo restò male: volò via e
abbandonò la zucca.
" Preda di guerra! " pensò l' omino sollevandola " Magica o meno ne
farò tortelli".